30 Agosto 2016

I complessi nella psiche

Capita talvolta di utilizzare nel linguaggio comune la parola “complesso” . Il più delle volte lo si fa per definire in tono scherzoso o garbatamente offensivo una persona la quale manifesta comportamenti ed atteggiamenti per così dire “anomali”. Oggi sappiamo che tutti noi “abbiamo dei complessi”, che invece i complessi abbiano noi è cosa meno nota. La scontata premessa che ciascuno di noi abbia il pieno controllo di sè viene seriamente messa in dubbio dall’esistenza dei complessi. Accade in tali circostanze che l’intenzione volitiva venga resa inattuabile, ciò accade poichè l’attivazione di un complesso pone l’individuo in uno stato di illibertà ove si instaura una limitata capacità di agire coscientemente.

Che cosa si intende nello specifico con il termine di complesso? Esso fa riferimento ad una immagine, un agglomerato di ricordi, esperienze riguardanti una  situazione psichica con forte accento emotivo che si dimostra incompatibile con il consueto attaggiamento della coscienza. Esso riguarda praticamente la correlazione che sussiste tra il carattere dell’individuo (tipo psicologico)  e la società. Tali contenuti psichici godono di un alto grado di autonomia, sottoposti soltanto in misura limitata alle disposizione della coscienza al punto tale che il complesso può essere sì represso con un grande sforzo di volontà, ma non eliminato e quando si ripresenterà l’occasione opportuna riemergerà con tutta la sua forza originaria. Alcune ricerche sperimentali del passato ce lo rappresentano attraverso una curva d’attività dal carattere ondulatorio, con una lunghezza d’onda misurabile in ore, giorni o settimane. Per certi aspetti un complesso ha una natura simile a dei veri e propri frammenti di coscienza i quali hanno una propria indipendenza. I complessi si comportano come dei veri e propri “diavoletti”e sembrano dilettarsi a giocarci brutti tiri. Per intenderci sono quelli che ci fanno dire e assumere in una determinata circostanza parole ed atteggiamenti opposti a quelli volutamente desiderati, oppure, più banalmente sono quelli che causano la rimozione del nome della persona da presentare proprio nel momento dei saluti.

Oggi possiamo dire con certezza che i complessi sono parti autonome della psiche. L’origine della loro nascita è spessa causata da un trauma emotivo a causa della quale parte della psiche si distacca. Tale evento ha a sua volta una specifica causa da ricercarsi nei conflitti morali che ciascuno individuo vive. Alcuni complessi possono addirittura agire in maniera completamente incosciente  il che comporta un assimilazione dell’Io ed una conseguente modificazione della personalità (identificazione con il complesso), questo stato d’essere nel Medioevo veniva comunemente definito possessione. Anche il linguaggio ci offre a tal proposito conferme di ciò; di un’emozione causata dal complesso si dice: “che cosa gli passa per la testa?”, “ha il diavolo in corpo”, etc. Questo dimostra che l’uomo più primitivo e più ingenuo non psicologizzava i complessi perturbanti come siamo soliti fare noi ma li concepiva come entità a se stanti, come demoni. Trai tanti uomini che passano per normali ce n’è un gran numero che presenta veri e propri scheletri nell’armadio la cui esistenza non si può rammentare loro, pena la vita, tanto è grande la paura dello spettro in agguato. Tutti coloro che cercano di rendere irreale il proprio complesso utilizzano la “patologia” vera e propria come metro di paragone, ciò allo scopo di sottolineare nel primo la presenza di una natura morbosamente positiva.

I complessi sono soffocati durante il giorno, mentre di notte fanno sentire la loro voce talvolta al punto tale da disturbare il sonno attraverso la realizzazione di brutti sogni. Essi sono quindi la causa che origina i sogni ed i sintomi. A questo punto si potrebbe pensare che siano proprio i complessi ad essere la via regia dell’inconscio. Accade quindi che da essi dipenda il bene ed il male della vita personale di un individuo.
In quanto oggetti dell’esperienza interiore non possiamo incontrare i complessi durante il giorno. Malgrado sia un dato così evidente, ancora oggi non riusciamo a considerare il complesso come un normale fenomeno vitale; la paura che ogni individuo ha nei suoi confronti ne determina un fortissimo pregiudizio. Tale paura causa, durante l’analisi dei complessi, una grande resistenza che può essere superata solo con un deciso atto di volontà. La paura sottintende qualcosa di pericoloso e ripugnante per l’uomo, tutto ciò si identifica con il complesso in quanto sede di tendenze incompatibili, le quali, per l’alto contenuto immorale,  sono state oggetto di rimozione.

Fino al momento in cui tale modo di “essere cattivo” colpisce tutti tranne noi, la cosa non ha alcuna importanza, ma quando inizia a tormentare noi stessi allora diventa un problema. “Bisogna essere medici per sapere che crudeli persecutori possono essere i complessi,  bisogna aver visto come intere famiglie ne sono state distrutte moralmente e fisicamente nel corso di decenni.

 

Riferimenti bibliografici:

  • Carl Gustav JungLa dinamica dell’inconscio (1976)

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